Apparecchi mobili funzionaliGli apparecchi ortodontici si dividono principalmente in due macro tipologie note a tutti: quelli fissi e quelli mobili.

Però non tutti sanno che anche gli apparecchi mobili non sono tutti uguali, ma si differenziano a seconda dello scopo per il quale vengono usati.

Principalmente i casi in cui viene prescritto l’apparecchio mobile sono 3:


  1. Ortodontico:
    il dispositivo opera direttamente sui denti spostandoli. Non agisce invece su ossa e muscoli. L’efficacia di questo sistema è limitata perché le forze in gioco sono piuttosto deboli e circoscritte alla sua presenza infatti, in quanto removibile, nel momento in cui viene tolto la sua azione non persiste se non grazie all'utilizzo di un altro apparecchio di contenzione.
  2. Contenzione:
    è la situazione in cui viene smontato un apparecchio fisso dopo che ha concluso il suo compito. A quel punto l’apparecchio mobile serve per mantenere i denti nella posizione raggiunta, quella giusta.
  3. Funzionale:
    in questa situazione l’apparecchio mobile viene progettato per agire, non solo sui denti, ma anche su tutti i fattori corporei che vi influiscono. Ad esempio la masticazione, la chiusura e l’apertura della bocca sono fra questi; ma l’azione dell’apparecchio funzionale non finisce qui: serve anche per agire sulla crescita dell’osso e sui muscoli della mandibola, cambiandone le stimolazioni: è quindi consigliato in pazienti di giovane età. In questo modo, i denti vengono trattati mediante un approccio olistico, che prende in considerazione più fattori. 

Principali tipologie di apparecchi mobili funzionali 

gli apparecchi mobili funzionali hanno fra le loro finalità anche quella di stimolare le ossa e i muscoli mascellari, in modo da ottenere una diversa posizione mandibolare nel paziente e rimediare alle malocclusioni.

I casi in cui sono più usati sono quelli in cui il paziente, spesso un bambino, presenta una posizione mascellare errata sul piano sagittale, ovvero orizzontale: questo può accadere sia quando la mandibola è poco sviluppata (malocclusione di II classe), sia quando lo è troppo (malocclusione di III classe).

Apparecchi mobili funzionaliL’apparecchio mobile funzionale si può usare anche per casi di malocclusione di I classe, ovvero quando il primo molare superiore è in una posizione di circa mezzo dente più indietro rispetto al primo molare inferiore.

Il meccanismo alla base dell’apparecchio mobile funzionale è semplice: con la collaborazione dei muscoli si cerca di stimolare, nel caso di mandibola poco sviluppata, o di inibire, nel caso contrario, la crescita delle ossa inducendo la mandibola a uno spostamento abituale che, per la sua formazione di partenza, non è naturale.


Alcune tipologie di apparecchi funzionali

  • Bionator di Balters:
    ha la finalità di aiutare le funzioni della muscolatura periferica della bocca e della lingua attraverso una ginnastica correttiva.
  • Monoblocco di Andresen:
    si compone di tre parti: placca in resina, piani linguali e arco vestibolare passivo. La placca in resina serve per posizionare anteriormente la mandibola, i piani linguali per guidare la crescita dei denti posteriori, l’arco per il palato. Come si può notare, l’apparecchio è progettato per agire su più parti della bocca.
  • PCF o placca di Cervera:
    si usa per curare malocclusioni di I, II e III classe.
  • Regolatore di funzione di Fränkel:
    questo dispositivo ha una spiccata componente ortopedica. Agisce in modo da provocare una crescita armonica delle ossa mascellari stimolando i muscoli deboli e ostacolando quelli forti. Si può usare anche come apparecchio terapeutico contenitivo per mantenere gli effetti di terapie ortopediche di III classe. Unico difetto è la taglia piuttosto ingombrante.
  • Bimler:
    è idoneo per malformazioni sia di I che di II e III classe. Lo contraddistingue una taglia contenuta e la conformazione con funzione di guida per gli incisivi.
  • Attivatore di Sander: nella modalità di costruzione di questo dispositivo si rende ancora più evidente la grande interazione tra ortodonzia e ortopedia. Se infatti esso è consigliato ai pazienti con iperdivergenza, non viene usato solo per problematiche di carattere apparentemente solo dentario, ma anche per altre situazioni come: disturbi cranio-mandibolari con problemi di compressione articolare; riabilitazione postoperatoria; riabilitazioni a seguito di fratture al collo del condilo.
  • Placche di Planas:
    sono progettate per non esercitare pressioni o forze. Mirano a mantenere in equilibrio la bocca semplicemente con la loro presenza.

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